Tra le tecnologie assistive che spiccano, al giorno d’oggi ci sono sicuramente gli smartphone
Attenzione, non sto parlando dei cosiddetti “telefoni per ciechi” o “telefoni parlanti”.
Quelli sono dispositivi appositamente semplificati per chi non è avvezzo alla tecnologia e si acquistano in specifici store.
Sto parlando dei comunissimi smartphone, quelli che si comprano nei negozi, quelli per cui vedi gente che fa la fila fin fuori dal negozio per comprare l’ultimo modello uscito.
Anche il tuo è un modello che può essere usato da una persona con disabilità visiva (e non solo).
Infatti, adesso praticamente tutti i telefoni hanno lo screen reader integrato, bisogna solo attivarlo perché diventino smartphone accessibili.
Quindi puoi scegliere quello che più ti piace e vai sicuro che l’accessibilità mobile ce l’ha!
Vi sembra una cosa banale? Forse alla cosiddetta generazione Z sì, ma in realtà, cari miei, non è sempre stato così. Voi siete quelli fortunati da questo punto di vista, ma sappiate che fino a poco dopo il 2000 le cose erano un po’ più complicate.
Io che sono un po’ più vecchiotto ve lo posso dire 😉
Mi ricordo che esisteva un software di lettore di schermo che veniva comprato a parte e doveva essere installato sul telefono che si acquistava. E il telefono in questione non poteva essere uno qualunque, perché il sudetto software girava soltanto su un sistema che possedeva soltanto una marca di cellulari, quindi non è che si avesse tutta questa scelta.
Invece poi nel 2007 è arrivato il primo modello di quelli che oggi chiamiamo smartphone, l’iPhone, che era tutto touch! Liscio come una lastra di marmo, con solo il pulsante Home tangibile!
E noi non vedenti come facciamo a usare una roba del genere?

Fonte: https://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/c/c7/IPhone_First_Generation_%28cropped%29.jpg
Fortunatamente il grande Steve Jobs ci aveva pensato e aveva già introdotto lo screen reader VoiceOver, che ha potuto rendere lo smartphone accessibile sin da subito.
Da lì anche altre grandi marche hanno seguito l’esempio della mela morsicata e hanno cominciato a sfornare smartphone quasi totalmente touch. 😢
I tradizionali telefoni con i tasti meccanici (tanta bella roba….) stavano pian piano scomparendo ed essendo touch, anche altri produttori facevano uscire i propri smartphone con le funzioni di accessibilità
Forse questo è stato il primo evento globale in cui i grandi colossi del mercato tecnologico si sono resi conto che forse anche un’altra fetta mondiale (che non è proprio piccolina) voleva e probabilmente aveva tutto il diritto come tutti gli altri a usare lo smartphone. Anche perché il mercato spingeva sempre più in favore dei pulsanti virtuali, e con la tecnologia che avanza praticamente ogni settimana, molto presto quelle 300 milioni di persone nel mondo con problemi visivi sarebbero state tagliate fuori non solo dalle comunicazioni, ma anche dal settore lavorativo, scolastico, sociale.
Macché si sono resi conto che tutti hanno il diritto di usare lo smartphone? Qui è sempre tutta una questione di soldi! Più persone vuol dire più clienti e più clienti vuol dire più soldini sonanti! 🤑
Sì c’è anche quell’aspetto, ma facciamo finta che l’abbiano fatto per magnanimità…
Allora, dicevo, è nato l’Illuminismo tecnologico e si sono messi a sperimentare gli screen reader, che col tempo sono stati perfezionati ed oggi permettono ad una persona con disabilità visiva di usare uno smartphone.
Sto parlando, ovviamente, di Talkback

e di VoiceOver.

sono loro che permettono di trasmormare un normale telefono liscio e piatto come una mattonella in smartphone accessibili.
Come funziona
Talkback e VoiceOver funzionano fondamentalmente allo stesso modo, si differenziano soltanto per alcune gesture e alcune piccole modalità di funzionamento.
Non cambia nulla usare lo smartphone con lo screen reader attivo, se non che bisogna dare tap due volte, non una.
Mi spiego meglio.
Il dispositivo è totalmente touch, non ci sono riferimenti che possano indicare cosa si stia facendo, giusto?
Pertanto, quando l’utente passa col dito sopra lo schermo, lo screen reader dice dove si è posizionati e per selezionare si fa doppio tap (il secondo tap corrisponde al tocco se non aveste il lettore attivo).
Anche per le altre gesture vale la regola del doppio tap: per tenere premuto si tocca prima una volta e al secondo tap si tiene giù il dito (come quando non avete il lettore attivo); per lo swipe al secondo tocco si tiene il dito sullo schermo e si trascina.
Insomma, si usa come un normale smartphone, con la differenza che, ovviamente, bisogna prima annunciare all’utente su quale applicazione ha puntato il dito.
Quindi, se vogliamo scrivere un messaggio, raggiungiamo la casella di editazione della chat e facciamo tap due volte per aprire la tastiera.
Digitiamo il messaggio, confermando la lettera quando viene enunciata quella che vogliamo e poi premiamo sul tasto Invia.
Clicca Play di seguito per ascoltare la composizione di un messaggio con Talkback.
La prima volta che Talkback pronuncia il carattere è per indicare la posizione del dito sullo schermo, la seconda è perché è stato rilasciato il polpastrello e la lettera viene digitata.
Come avete potuto sentire, Talkback dà diversi riferimenti, come la tipologia dell’elemento (pulsante), e la posizione (fuori da/nell’elelnco), perché il messaggio è nella lista della chat, il pulsante è esterno.
Il tono di voce più acuto indica che la lettera è maiuscola.
Come la modalità di scrittura e la pronuncia dei caratteri, sia Talkback che VoiceOver hanno impostazioni personalizzabili (il primo più del secondo, ma ciò è legato soltanto dalla politica più restrittiva di Apple rispetto ad Android).
Come si raggiungono gli oggetti sullo schermo
Ok, ma se io non ci vedo, come posso conoscere le voci disponibili? Cioè, metto il dito, ma se salto qualche opzione non lo so, se punto a caso…
Domanda intelligente.
Allora, se è un’applicazione che si conosce, ovviamente più o meno si ha la percezione di dove siano fisicamente gli oggetti sullo schermo.
Altrimenti c’è la possibilità di scorrere tra tipologie di oggetti: intestazioni, link, pulsanti, paragrafi, parole, caratteri, righe ecc. ecc. oltre che oggetti o contenitori predefiniti.
Quest’ultima è una funzione estremamente utile, in quanto appunto, se non si conosce il layout di una applicazione, la si esplora prima scorrendola dall’alto verso il basso, e poi ci si inizia a fare un’idea di dove è posizionata ciascuna voce.
Scorriamo, per esempio, dall’alto verso il basso, la finestra di una chat di WhatsApp.
Clicca Play di seguito per ascoltare la finestra di una chat di WhatsApp con Talkback.
Con la Barra Braille
Inoltre, Talkback e VoiceOver sono screen reader a tutti gli effetti, quindi hanno incorporati gli script che permettono di interfacciarsi con la Barra Braille, potendo così leggere lo schermo e interagire con lo smartphone avendo un riscontro tangibile delle operazioni che si stanno svolgendo.
A differenza del computer, in questo caso il Display si connette solo via Bluetooth, e la combinazione dei pulsanti permette di avere un controllo totale dello smartphone.
Quindi, ad esempio, se durante una noiosissima riunione, assemblea, workshop (perché oggi si chiamano così, giusto?), state prendendo appunti sulla vostra Barra e vi arriva un messaggio… potete ammutolire lo screen reader e andarvi a leggere se il/la vostro/a amante vi ha scritto, o se vostro figlio ha perso ancora gli scarpini da tennis per la partita del giorno dopo.
Ma cosa dici???!!! Non si guardano i messaggini in quelle situazioni!
Hai ragione, nessuno lo fa, specie in quelle situazioni…
Limitazioni dello screen reader
Naturalmente anche in questo caso valgono le condizioni citate in altri articoli relative all’accessibilità.
Una applicazione risulta accessibile se viene implementata seguendo certi criteri per scrivere del buon codice.
Queste regole vengono rispettate?
A volte sì, a volte no. Personalmente ho visto molte best practice, ma ho visto anche tante beast practice, non nel senso che ho avuto accesso al software in sé, ma me lo dimostra il comportamento dello screen reader stesso.
Quando lo screen reader, anche scorrendo con la modalità ad oggetti predefinita non legge niente di niente, allora lì davvero c’è la bestia nera sotto, nel senso che agli sviluppatori di quella app non è passato nemmeno per l’anticamera del cervello il dubbio che forse c’è un’utenza che non utilizza lo smartphone in maniera comune.
Ma ciò che mi dà più fastidio, e qua scusate ma è un piccolo sfogo personale, a me non sembra ci vogliano chissà quali competenze per dare un nome descrittivo ad un pulsante, no? Invece per tante applicazioni, anche accessibili eh, la frase del Talkback spesso è “Pulsante non etichettato”.
Quale smartphone scegliere
Ci sono smartphone migliori di altri in fatto di accessibilità?
Voglio essere sincero, non faccio parte di quelle persone a cui vengono mandati i nuovi modelli per testarli e fare le recensioni online.
Nel senso che anch’io cambio smartphone ogni 5-6-7 anni e, ovviamente, non li conosco tutti.
Ne ho fatti passare 3 o 4 al momento, e posso dire che tutti ormai hanno lo screen reader che di base funziona. Le sue performance variano in base al prezzo dello smartphone. Ma questo è ovvio, il telefono da 80€ funzionerà come un telefono da 80€, il telefono da 500€ è ovviamente più performante, (altrimenti il suo prezzo non sarebbe così alto), e giustamente anche il lettore di schermo è di qualità superiore.
Consiglio personale (non voglio fare pubblicità a nessuno, non mi pagano): VoiceOver è nato con iOS, è stato costruito sull’hardware di iPhone, e quello è.
Per Android il discorso cambia: ogni marca e modello ha le sue componenti interne, che non sono tutte uguali; e varia anche l’interfaccia grafica, perché ogni casa la personalizza a modo suo.
Questo porta TalkBack ad avere dei comportamenti leggermente diversi in base alle marche dei vari smartphone, anche se montano tutti lo stesso sistema operativo.
Non diventa ingestibile, andrebbe solo studiato un po’.
Quindi, se optate per il robottino verde, il suggerimento che vi posso dare è di prendere una marca che abbia l’interfaccia grafica meno invasiva possibile, o meglio, che non ce l’abbia proprio, così da avere il sistema operativo come da fabbrica.
Al di là di questo dettaglio, comunque, ai giorni nostri si può davvero scegliere il telefono che si vuole, Android o Apple, di questa o quella marca, di questo o quel modello, perché ormai tutti hanno le funzioni di accessibilità che permettono non solo ai non vedenti, ma a tante altre persone con difficoltà diverse di usare uno smartphone, le cui funzioni di accessibilità migliorano davvero di mese in mese, non soltanto sul fronte disabilità visiva.
Ovviamente, perché lo smartphone è diventato il secondo oggetto che vi regalano nella vita! Al primo posto c’è ancora il ciuccio! Forse..-
