Voglio raccontarvi un episodio che mi è successo di recente e che mi ha ispirato la scrittura di questo articolo.
Ovviamente, l’istinto ci porta ad agire per aiutare qualcun altro, ma spesso si cade in comportamenti e azioni che non sempre agevolano le persone non vedenti.
Qui vorrei elencare 4 errori comuni (+1 che lascerò per ultimo) che si fanno – ed è normale che si facciano -, ma che possiamo correggere con dei piccoli ragionamenti e se ci si sforza di mettersi nei panni di una persona che non ci vede.
Scenario iniziale
L’altro giorno stavo camminando tranquillamente per strada, da sola, e stavo attraversando. Non ho nemmeno fatto in tempo a muovere due passi appena scesa dal marciapiede, che una persona mi ha afferrata da dietro per la spalla dicendo: “Ti aiuto!”
Non vi dico che mi ha fatto prendere un piccolo infarto… io non l’avevo proprio sentito!
Mi sono affrettata a declinare l’aiuto, ma ormai la frittata era fatta.
“Che frittata?”
Per carità, il tizio che mi ha aiutato è stato gentilissimo, peccato che mi ha spostato troppo a destra.
Mi sono ritrovata sul marciapiede… quale marciapiede? Quello della rotonda, dove prima so esserci un mastodontico palo dove io mi schianto molto volentieri perché so essere lì? O l’attraversamento precedente, dove il palo non c’è, quindi devo andare ancora più avanti?
Calma… di macchine non ce n’erano tantissime… di solito alle rotonde il traffico scorre, forse non ero ancora alla rotonda. In un momento in cui non passavano macchine mi sono spostata sulla destra, vicino a dove pensavo dovesse esserci il gradino del marciapiede… Allungo il bastone aspettandomi la discesa, invece scopro il cordolo della rotonda.
Bene, il tizio mi ha fatto evitare il mio amico palo mastodontico, però mi ha anche fatto venire un dubbio su dove fossi arrivata. Per fortuna, dopo l’ho capito e ho proseguito per la mia strada.
Chiariamo, quindi, quali sono le quattro cose da evitare quando vedete una persona non vedente per strada.
Prendere l’iniziativa di aiutare
Carissimi, io non sono una karateka, ma magari qualcuno che pratica arti marziali lo trovate.
Eh babam! Magari pratica pure Kung Fu e sa anche usare il bastone come arma!
Prima di toccare una persona non vedente, specie alle spalle, fatevi sentire. Magari quella persona reagisce d’istinto, vi afferra e vi ribalta! E in mezzo alla strada non è proprio l’ideale.
Scherzi a parte… non è il modo migliore di aiutare.
Anzi, ancora prima di questo…
Non prendete l’iniziativa di aiutare.Preciso, non è una critica, una polemica, un attacco… è un puro dato di fatto.
Se vi imbattete in una persona col bastone bianco che sta andando perfettamente per i fatti suoi, senza indugi, senza esitazioni, perché dovete aiutarla per forza?
Oppure, volete aiutarla? Vi avvicinate e chiedete, tranquillamente: “Ti serve una mano?”.
Molto semplicemente. Se vi dirà di sì, ottimo, le chiedete di cosa ha bisogno. Se vi dice di no, non sentitevi costretti ad aiutarla a tutti i costi. Vi ha detto di no, significa che è perfettamente orientata e che sa dove sta andando.Tornando a me e al tizio di prima… Nell’intento di aiutarmi mi ha fatto perdere il mio punto di riferimento su quel tratto di strada.
Per favore, pensateci. Anche voi avete i vostri punti di riferimento per orientarvi. Anche noi li abbiamo, ma sono più piccoli e ravvicinati. Se voi vi orientate con un edificio colorato o un ponte in lontananza, noi ci affidiamo a un palo assassino che sappiamo essere in mezzo al marciapiede, a una curva particolare, o persino ai cani che abbaiano.
Immaginate di guidare e pensare: “Appena vedo il ponte, svolto.” Ma il ponte non lo vedete mai perché l’hanno demolito. Non vi sentireste smarriti? E se oltre al ponte vi togliessero anche l’edificio colorato e il cartello stradale? Un po’ persi lo sareste, no?
Quindi, chiedete e ascoltate quello che vi dice perché i suoi punti di riferimento non sono i vostri.
Se per voi è il bar, per lei è una ringhiera; se per voi è un’insegna, per lei è il cordolo, un albero, un’asperità nel terreno… e non dovete stupirvi se voi non l’avevate mai notato prima.Se la persona non vedente accetta il vostro aiuto, accompagnatela correttamente
Non trascinatela per il polso, tantomeno per il bastone bianco. Un’altra reazione istintiva è accompagnare la persona non vedente afferrandola per il polso e sollevando il bastone.
Come ho già spiegato, è la persona che deve agganciarsi a voi, non il contrario. Il bastone deve rimanere con la punta a terra, perché la persona non vedente deve poterlo usare.
Se non avete mai accompagnato una persona non vedente, probabilmente non avete le competenze per farlo in sicurezza. Dovete quindi metterla nelle condizioni di muoversi come è meglio per lei. Sarà poi la persona stessa a darvi indicazioni su come preferisce essere accompagnata.
Non gridate da chissà quale postazione
Succede anche questo (fortunatamente, a me non è ancora capitato). Ma ad alcuni amici sì.
Un mio amico stava camminando tranquillamente in città, quando qualcuno da una finestra o da un balcone, comunque da un punto elevato, gli ha gridato: “Attento, c’è il palo!”
Peccato che il palo fosse a una trentina di metri più avanti. Il raggio d’azione dell’occhio è molto più ampio di quello del tatto, l’ho detto tante volte tra queste pagine.
È ovvio, certo che lo è. Ma appunto perché è talmente banale che non ci si pensa mai.
Quando voi scartate un pacco regalo e vedete cosa c’è al suo interno, tra l’osservazione e il riconoscimento da parte del cervello passano un paio di centinaia di millisecondi. Un tempo praticamente irrisorio.
Quando una persona non vedente fa la stessa cosa, succede più o meno questo:
- sente il materiale, la temperatura e la consistenza (duro, morbido, caldo, freddo, di metallo, di legno, di plastica…);
- osserva la forma e il peso (lungo, tondo, compatto, pesante, leggero);
- il colore… è un’informazione che non c’è
- riconosce l’oggetto.
Quanto può passare? Dipende, ma di sicuro qualche manciata di secondi… un tempo molto maggiore rispetto a quello che può impiegare chi ci vede, giusto?
Ecco, in questo caso non cambia assolutamente niente. Anzi, contate che il tempo è ancora più lungo, perché il tatto presuppone il contatto fisico. La vista, invece, come dico sempre io, è un controllo a distanza. Voi non avete bisogno di essere fisicamente vicini all’oggetto per vederlo e identificarlo.
Quindi… capite che non ha senso segnalare un ostacolo che si trova a decine di metri di distanza?
A maggior ragione perché bisogna essere fisicamente vicini all’oggetto: finché io non lo tocco, non so se c’è. Magari poi il mio amico, in quei trenta metri, si spostava sull’altro marciapiede o semplicemente si spostava di venti centimetri rispetto a quel palo segnalatogli da chi il palo l’ha visto, e magari non lo urtava mai. E non toccandolo, non avrebbe mai saputo che era lì.
Non offenderti se non risponde al saluto
Capita spesso anche questo: che mentre stiamo camminando per strada, passa qualcuno che ci conosce e ci saluta da lontano.
Il punto è che la gente passa… in moto e ha il casco integrale; in macchina e suona il clacson; nella traversa a 20 metri più in là; in bicicletta.
Insomma, sempre perché voi avete il controllo a distanza. Ma la persona non vedente magari è concentrata su un attraversamento, sul camion dei rifiuti che sta facendo retromarcia, sul campanello del passaggio a livello che si sta abbassando, sui mille suoni della strada che devono essere tutti captati, valutati ed elaborati. Molto probabilmente, anche se è il vostro migliore amico, se salutate una persona non veddente per strada a primo impatto non vi riconoscerà.
Semplicemente perché in quel momento la sua attenzione è interamente catturata da altri suoni perché si sta muovendo, e possibilmente deve raggiungere la destinazione indenne.
Non dico che non dovete salutare: fatelo, ma non aspettatevi che la persona vi risponda sempre. E anche se risponde al saluto, non è detto che vi abbia riconosciuto.
O vi avvicinate – in un momento consono, non se l’altro sta attraversando la strada -, vi avvicinate e vi dite chi siete, altrimenti, se non potete, magari dopo mandate un messaggino o fate una telefonata che è sempre ben gradita, e dite: “Ero io che ti ho salutato oggi ald ….” completate voi la frase.

In conclusione
Per carità, l’aiuto è sempre ben accetto. Ma chiedete prima se la persona ha bisogno, non prendete l’iniziativa, soprattutto con il contatto fisico.
Il bastone bianco funge da occhio: permette di percepire ostacoli, gradini, buche. Se lo sollevate dal pavimento, è come se voleste accompagnare qualcuno bendandolo.
Se vengo avvertito della presenza di un ostacolo, mi aspetto di essergli vicino. Non mi sogno che sia a decine di metri di distanza. Quindi l’informazione, in quel caso, è fuorviante.
Quando si è concentrati si è concentrati… spesso non si riescono a mettere subito a fuoco nemmeno le cose più comuni della nostra vita, come può essere un parente o un caro amico.
Aspetta, c’è il consiglio bonus!
Giusto, il consiglio bonus….
E per me, il più importante…
Non lo metto a titolo, ma lo metto in neretto perché, scusate, è una cosa che a me dà sui nervi davvero, ma non ho mai il coraggio di dirlo….
NON fate commenti!
Veramente, non uscitevene con frasi del tipo:
- Ma non ci vedi proprio?
- Ma non c’è nessuno con te?
- Ma è pericoloso!
- Ma non devi andare in giro da solo!
Allora… la preoccupazione ci sta, grazie… ma la prima domanda che uno si dovrebbe fare prima di sparare certe cose è:
Ma io, cosa so delle persone con disabilità visiva?
Ma io che diritto ho di esprimere il mio pensiero puramente personale da persona che non sa come si orientano le persone con disabilità visiva?
Ma quello che penso io coincide davvero con la realtà?
Ok, prima fatevi queste domande… poi potete fare tutte le riflessioni del caso.
Cari lettori, una persona con disabilità visiva, e una persona con disabilità in generale, non è che si limita o non fa cose solo perché è in una certa condizione.
L’ho detto tante volte, ed è anche il motto del sito: le cose si fanno, solo in maniera diversa. Ma bisogna capire come e finché non si prova, non si sbaglia, non si trova la propria modalità.
Perché è quando ci si autolimita o si limitano gli altri che si diventa DAVVERO disabili.
