Qual è la differenza tra ipovedente e non vedente?

Vorrei dedicare questo articolo ad un argomento che mi sta molto a cuore e troppo spesso sento menzionare in maniera imprecisa se non addirittura totalmente scorretta.

Già, perché quando la gente mi chiede “Sei ipovedente?” intendendo non vedente, allora mi vengono i brividi.

Carissimi, ipovedente e non vedente NON sono sinonimi.

Ma prima di illustrare questa differenza facciamo un passo indietro, perché un altro argomento che non sembra essere proprio chiarissimo sono le tipologie di disabilità.

Anche qui… perché la gente pensa che chi non ci vede abbia una disabilità motoria???

Le tipologie disabilità

Mi rendo conto che sarò molto tecnico in questo articolo ma credo sia necessario.

Allora, innanzitutto diciamo che la disabilità non è uno svantaggio (da noi persone con disabilità non è percepita come tale), bensì una condizione./p>

Se voi ci pensate bene, infatti, la disabilità dipende dal contesto in cui si vive. Ma di questo ne ho parlato in un altro articolo.

Dunque, dicevo, principalmente esistono tre tipologie di disabilità.

  1. cognitive, che sono forse quelle più ampie, di cui però non sto a discutere perché non sono competente in ambito e non voglio parlare di cose che non conosco;
  2. motorie, che sono quelle che coinvolgono, per l’appunto, l’apparato locomotore e che quindi impediscono il regolare movimento del corpo (anche qui, come prima, non mi addentro perché non sono un esperto);
  3. sensoriali, che sono quelle che compromettono, come dice la parola, qualche senso.

Ecco, le disabilità visive rientrano in questa terza categoria, non sono disabilità motorie.

Le problematiche legate ai sensi, come possono essere la vista o l’udito, non compromettono l’apparato locomotore, per cui non possono essere classificate come disabilità motorie.

Una persona con problemi a livello visivo, uditivo o fonetico non ha alcun problema a muoversi, per cui questa è una distinzione che deve essere chiara.

E qua forse qualcuno potrebbe obiettare: ma allora il daltonismo è una disabilità visiva?

Non esattamente. Allora, una disabilità è tale nel momento in cui si vive una condizione che, nel consueto flusso di vita e della società intendo, costituisce una sorta di ostacolo per il regolare svolgimento delle proprie mansioni.

Mettete l’Aria sulla quarta corda in sottofondo che quando usa questi paroloni si sente Piero Angela

Voglio dire, i problemi legati all’udito sono una disabilità perché non consentono, ad esempio, la regolare comunicazione orale, o impediscono di ascoltare i suoni come la musica, il traffico della città e tutta una serie di cose che nella società servono per comunicare qualcosa e quindi apprendere.

Quindi capite, apriti cielo… di effetti collaterali ce n’è una fiumana.

Idem per il discorso della vista: sono chiari a tutti i problemi di apprendimento a scuola, perché ai bambini si insegna, giustamente, con immagini colorate, oppure lo stesso apprendimento tramite osservazione e imitazione è un ottimo modo per imparare.

Se pensate che più dell’85% delle informazioni, specialmente per i neonati, viene acquisito dal cervello tramite l’occhio…

Ora, l’unico inconveniente che può causare il daltonismo è l’uscire di casa un giorno con i vestiti non cromaticamente abbinati, ma di per sé non provoca problemi nell’apprendimento, nella comunicazione o nelle relazioni interpersonali.

Bene, chiarita questa prima cosa, possiamo tornare alla domanda da cui è scaturita tutta questa faccenda.

Qual è, quindi, la differenza tra ipovedente e non vedente?

Anche qui cercherò di essere chiaro seppur ripetitivo, perché troppe volte le due parole vengono utilizzate come sinonimi e ci tengo a sottolineare che non sono la stessa cosa.

L’ipovisione

Ah, ma non si diceva ipovedenza?

Quella del mio amico Diavoletto che si aggira tra queste pagine, ahimè, non è una battuta.

Voi non sapete in quante interviste ho sentito, in quanti sondaggi ho trovato, su quanti siti ho letto la parola ipovedenza… 🙄

Ma sì dai, la prossima volta che saliremo su una terrazza al ventesimo piano diremo “Ma che bella vedenza c’è quassù!”

IPOVISIONE. Si dice ipovisione. Quell’altra parola fatela sparire, per favore.

Tornando a noi…
Come dico sempre, in italiano i termini non sono inventati a casaccio, ma hanno una storia ben precisa dietro. Già per il fatto che nella parola ipovedente ci sia il prefisso “ipo” dovrebbe accenderci qualcosa.

Ipo“, dal greco “hypó“, ovvero “sotto“, “in minor quantità“.

Quindi, già da qui abbiamo capito tutto, no?

La persona ipovedente “vede in quantità minore rispetto allo standard”, ovvero ha un residuo visivo più o meno accentuato, il che significa che riesce a percepire qualcosa.

Ed è proprio qua il punto: l’ipovedente ha comunque un residuo visivo.
Anche qui, poi, vi sono principalmente due gradi di ipovisione:

  • lieve – la persona riesce a leggere le scritte in nero se sufficientemente ingrandite;
  • grave – condizione nella quale sì, si possono leggere le scritte, ma con l’ausiliio di videoingranditori o occhiali particolari;

Poi chiaro, il residuo visivo dipende dalla gravità dell’ipovisione, ma questo ovviamente varia a seconda della patologia e tutta una serie di cose che potete chiaramente immaginare.

La cecità totale

Invece quando si parla di cecità, quando una persona vi viene a dire che è non vedente o cieca (termine che a me sinceramente non piace ma pace), significa che il suo residuo visivo è praticamente nullo.

Detto in soldoni, nun ce vede ‘na mazza!

Secondo la legge del 2001 esiste anche la cosiddetta cecità parziale, in cui si distingue la presenza o meno di luce, ma bisogna comunque ricorrere al Braille e ad altri strumenti tecnologici per compensare la vista.

Diciamo che, se volete provare a mettervi nei panni di un non vedente, dovreste essere in una stanza con le imposte chiuse, tutte le luci spente e dovreste bendarvi con una fascia nera che più nera non si può.

Ecco, potreste avvicinarvi molto alla visione di un non vedente.

D’ACCORDO? TUTTO CHIARO?

Ecco, per quel che mi riguarda io sono questo, un non vedente DOP, DOC e DOCG, genuino, senza conservanti né coloranti né olio di palma.
Ah, dimenticavo, anche senza lattosio.

Ok, scherzi a parte…

Ci tenevo tanto a scrivere un articolo in merito perché molta, troppa gente, pur avendomi visto e magari conoscendomi da anni, mi dà ancora dell’ipovedente.

Vi ringrazio davvero tanto se leggeste e condivideste questo articolo.
Mi sta molto a cuore questa questione e mi piacerebbe tantissimo che più persone possibili lo leggessero per capire questa immensa e importantissima differenza.
Grazie a chi condividerà!

Qual è la differenza tra ipovedente e non vedente?

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