Ma ti sei bevuto il cervello? 😂 AHAHAHAH, invece è proprio così!
Da piccolo vedevo – come tanti altri di voi credo e spero -, il mitico cartone Siamo fatti così – Esplorando il corpo umano.
Mi ricordo che c’era una puntata che parlava dell’occhio e della vista e ad un certo punto il bambino protagonista aveva chiesto alla mamma “Come fa il cervello a vedere?”
Ma la madre non gli aveva risposto, allora aveva ricevuto l’illuminazione – lui, come tutti noi -, dal mitico barbuto capo del cervello, che gli aveva fatto un esempio banalissimo.
Gli aveva fatto stendere il braccio davanti alla faccia col pollice in su, e poi gli aveva detto di guardare la mano chiudendo prima un occhio e poi l’altro.
“Sembra che il dito si muova!” è la sorpresa di Pierrot nel fare questo piccolo esperimento.
E da lì c’è la spiegazione, giustamente molto semplificata, del fatto che gli occhi sono solo un modo per catturare l’immagine, ma poi l’elaborazione della luce, dei contorni, delle distanze, dei colori è tutto merito del cervello. 🧠
Allora non capivo bene cosa volesse dire, ma crescendo, studiando e soprattutto, avendo esperienza personale, ora ho afferrato benissimo la lezione.
La corteccia visiva
Come al solito, facciamo largo a chi studia e fa ricerca su queste cose, ma a grandi linee ciò che succede è questo.
Come sappiamo tutti, le immagini catturate dall’occhio vengono elaborate in un’area specifica del cervello, la corteccia visiva, situata nel lobo occipitale nella parte posteriore della testa, subito sopra la nuca.
Un centro di elaborazione super sofisticato, il cui compito, normalmente, è decodificare gli impulsi elettrici che arrivano dalla retina per determinare contorni, colori, forme, dimensioni, distanza, profondità, movimento ecc. ecc. di ciò che si sta guardando.
In parole estremamente semplici, permette la visione! Dai, vai avanti, che qui sono impazienti!
E fammi dare un po’ di suspense…
Uhuhuhuh 🥱😪
Ma cosa succede quando gli impulsi non arrivano, perché la cattura o la trasmissione dell’immagine è compromessa? La corteccia visiva rimane lì a occupare spazio?
Ovviamente no! C’è questa cosa che non può fare il suo lavoro ordinario… be’, diamole comunque qualcosa da fare!
Ah, se tutti ragionassimo così saremmo in un mondo più funzionale ed efficiente…
Carissimi, è proprio qui, come in mille altre situazioni, che il cervello esprime tutta la sua incredibile potenza, scatena tutto il suo fascino e sorprende: si “reinventa”!
Proprio come quando noi facciamo ordine nella nostra casa, spesso dopo un episodio che stravolge la nostra vita: buttiamo via quel mobile che non serve più, ci liberiamo delle cianfrusaglie della nostra infanzia, svuotiamo un’intera stanza. La lasciamo lì, vuota, a occupare spazio e a fare la muffa?
Assolutamente no! La ricreiamo, le diamo un nuovo slancio, un altro compito da svolgere.
E il cervello fa esattamente questo con la corteccia visiva: se non può elaborare le immagini provenienti dagli occhi, può benissimo imparare a fare altro.
Questo processo di ricalibrazione del nostro mitico encefalo prende il nome di plasticità cerebrale: cioè è la capacità del cervello di riadattarsi, creare nuove connessioni neurali, nuove sinapsi per sviluppare nuove abilità e capacità.
La neuroplasticità è un processo che avviene continuamente: noi non abbiamo il cervello di quando eravamo piccoli e quello che abbiamo adesso non sarà quello che avremo tra 10, 20, 50 anni. Finché stimoliamo il cervello questo genererà continuamente nuove connessioni neuronali, nuovi collegamenti per affinare l’abilità nell’esecuzione dei vari compiti a cui verrà sottoposto per tutta la vita.
Esattamente come quando si impara una nuova lingua, si fa sport, si suona uno strumento, si fanno le parole crociate. Sono tutte attività che mantengono attiva e allenata la plasticità cerebrale. E nessuna parte del cervello viene buttata via perché non può svolgere il compito primario per cui è stata programmata. Si ricalibra e le si assegna un nuovo compito.
Ok. Chiarito ciò, torniamo a noi: che cosa fa quindi la corteccia visiva nelle persone che non vedono?
Lettura
Proprio così! Diversi studi hanno dimostrato che aree del cervello che vengono solitamente sollecitate da impulsi visivi, vengono invece attivate durante la lettura.
Infatti, attraverso studi con la tomografia a emissione di positroni si è visto che il cervello è in grado di costruire una sorta di rappresentazione mentale dei caratteri Braille nel momento in cui vengono sfiorati con le dita, e nei compiti che richiedono il senso del tatto in generale; cosa che invece non avviene negli individui vedenti.
Suoni
Per una persona non vedente, il suono è fondamentale per orientarsi, percepire la distanza dagli oggetti e costruire una “mappa” sonora dell’ambiente circostante.
Provenienza, volume, sonorità, timbro… sono tutte caratteristiche del suono che un individuo non vedente raccoglie ed elabora più rapidamente di un soggetto in cui prevale la vista, sempre per il fatto che la corteccia visiva è stata riadattata al nuovo compito in assenza di impulsi visivi.
Il processo che permette al cervello di integrare segnali uditivi e tattili per costruire un modello mentale dell’ambiente si chiama… indovinate un po’?
Rullo di tamburi!
Ecolocalizzazione! Vi ricorda qualcosa?
E nella musica?
Una piccola curiosità a proposito del suono, riguarda in modo particolare la musica
.
Un curiosissimo studio del 2003 ha evidenziato come ci fossero due aree specifiche della corteccia visiva che vengono coinvolte nel riconoscimento dei suoni da parte di un musicista non vedente rispetto che dà un musicista vedente.
Calcoli
Anche per quanto riguarda la matematica, si è notata un’attività nell’area della corteccia visiva.
Uno studio del 2006 ha coinvolto volontari non vedenti e vedenti per la risoluzione di quesiti matematici.
Tramite risonanza magnetica funzionale, si è notato che nei soggetti non vedenti si attivavano anche aree cerebrali solitamente deputate alla vista; tali aree erano maggiormente coinvolti all’aumentare della difficoltà dell’esercizio.
Anche in questo caso, queste aree non venivano stimolate nei soggetti vedenti.
Il cervello, la macchina perfetta
Insomma, questo cervello è davvero una macchina potentissima, che non conosciamo ancora.
Ne abbiamo scoperta una minima parte, ma non abbiamo la minima idea della sua potenza.
Una cosa è certa: nelle persone con disabilità è diverso, perché si riadatta: prende le stanze che non possono più adempiere al compito per cui erano state costruite, ma non le lascia vuote. Le occupa in maniera diversa affinché svolgano nel migliore dei modi altri compiti. A volte mansioni nuove, altre volte per rafforzare quelle che già ci sono in modo da compensare quello che manca.
E anche a questa macchina meravigliosa è stata dedicata una Giornata mondiale, il 22 luglio.
Quindi, cari amici, finché abbiamo il nostro cervello prendiamocene cura in qualunque modo: facendo sport, studiando, leggendo, viaggiando, creando, coltivando una passione.
E buono scervellamento a tutti!
